IL COHOUSING: condividere la scelta di condividere.

cohousing

Negli ultimi anni, anche in Italia si stanno affacciando esperienze di condivisione di idee, esperienze, competenze, risorse, spazi… di lavoro e di vita.

In epoca di sharing-economy, termini come Car-Sharing, Car-Pooling, Co-Marketing, Co-Working, Co-Housing sono diventati familiari, soprattutto nelle nostre città, accentuati anche dalla necessità di fare squadra e darsi una mano reciprocamente per far fronte alla difficoltà generate dalla difficile congiuntura economica.

Ma si tratta di un fenomeno che affonda radici nel sociale, nel bisogno di relazioni interpersonali di qualità dopo decenni di politiche volte ad esaltare l’autonomia e l’indipendenza come valori premianti rispetto a quello della condivisione e dello scambio, basato sul dono reciproco.

Per quello che riguarda le politiche abitative, le amministrazioni locali e gli attori economici hanno prodotto un mercato fatto di villette a schiera con “ingresso indipendente”, “termosingolo”, “giardino privato”, ecc… che, sull’onda della politiche pavillonaire francese ha generato vere e proprie “marmellate” di edilizia a bassa densità che hanno invaso i nostri territori intorno alle grandi città. Quelli bravi lo chiamano Sprawl.

L’ alternativa a tutto questo è stata la demonizzazione del condominio, visto come “alveare” indifferenziato, ghetto invivibile, luogo alienante privo di spazi di aggregazione in cui sentirsi numeri piuttosto che persone. Le utopie degli architetti degli anni dell’inurbamento massiccio dal Sud e dalla campagne hanno fatto il resto, producendo i mega-insediamenti come Corviale, Secondigliano, Scampia, la ex Oto Melara, lo Zen, ecc… luoghi che hanno prodotto disagio sociale, degrado e criminalità.

In entrambi i casi si rileva una grave lacuna, a mio avviso alla base del fallimento di entrambi i modelli insediativi: l’assenza di spazio pubblico di qualità. Quello spazio in cui intessere reti di relazioni interpersonali solide, attivare processi di crescita e controllo sociale, generare e far crescere un’identità culturale. Quello che di fatto succedeva negli insediamenti antichi, dal rione Sassi a Matera, alla piccola città medievale al centro storico della città rinascimentale, alla comunità rurale, dove tutta la vita economica, politica e sociale era basata sullo spazio pubblico, sempre di altissima qualità, che fosse progettato o spontaneo. Oltre alle piazze e agli spazi di maggiore importanza, c’era l’elemento fondamentale dello spazio urbano: l’unità di vicinato. Quel luogo in cui si rimaneva a chiacchierare nelle pause della giornata o la sera, che ognuno curava e teneva in ordine nelle parti di sua pertinenza, che consentiva di lasciare la porta aperta, o chiusa con la chiave nella toppa! Questo faceva di un gruppo di persone una comunità, un’entità con una sua forte identità fatta dall’insieme dei singoli e non dalla loro semplice somma algebrica, come avviene nei condomini, dove contano i voti e le maggioranze per prendere le decisioni in assemblea.

Provare a ricreare tutto questo, con tutte le ricadute positive che ne conseguono, si può e, per certi versi, si deve. E’ necessario sperimentare nuove forme di abitare che guardino al passato e ai modelli riusciti a cui accennavo prima, li reinterpreti e li implementi per renderli compatibili con gli standard attuali e li riproponga in forme originali, contemporanee e sostenibili. Ebbene, il Co-Housing rappresenta uno di questi tentativi.

 

Ma che cos’è esattamente un Co-Housing?

Possiamo definirlo come un insediamento abitativo plurifamiliare, composto da unità immobiliari private con una consistente parte di spazi e aree ad uso comune, condivisi tra gli abitanti dell’insediamento e con gli esterni.

Il tutto ideato, progettato e gestito in modo partecipativo, nel rispetto dei ritmi personali dei singoli, animati da valori di condivisione, cooperazione, sostenibilità, comunicazione empatica e metodo del consenso nell’operare le singole scelte durante il percorso fatto insieme.

Tipicamente gli spazi condivisi possono essere di servizio (cucina, lavanderia, magazzino, piccolo laboratorio, spazio bricolage, centrale termica, …) o di aggregazione sociale e crescita personale (biblioteca, sala polivalente, sauna, home theatre, palestra, sala ricreativa,giardino, …). Nel Co-Housing gli spazi privati sono ridotti allo stretto indispensabile, le aree esterne di pertinenza dell’edificio non sono suddivise in micro aree e protette da reti, siepi, cancelli, impianti di allarme e anti-intrusione, inferriate, telecamere… Generalmente sono destinate a giardino, spazi di relazione, orto, sosta dei veicoli indispensabili…

Ovviamente non esistono modelli standard per realizzare un Co-Housing ma solo criteri generali da declinare caso per caso, in funzione delle esigenze e dei valori del gruppo, oltre che delle caratteristiche dell’area o dell’edificio su cui si va a realizzare.

 

Ma quali sono i vantaggi di vivere in un Co-Housing?

Quelli subito evidenti sono i vantaggi economici, sin dalla fase di costruzione o ristrutturazione dell’edificio poiché si possono ben immaginare le economie di scala nell’acquisto di materiali e servizi di edilizia rispetto ad un edificio di dimensioni inferiori, destinato ad un solo nucleo familiare. Ma anche nella fase dell’acquisto stesso dell’immobile da trasformare si hanno i vantaggi dovuti al minor prezzo al mq che si spunta su un edificio di maggiori dimensioni rispetto ad un suo equivalente, per caratteristiche e ubicazione, ma più piccolo.

Anche nella gestione dell’edificio, nel corso della sua vita utile, si hanno economie dovute ad esempio alla centralizzazione degli impianti, alla minimizzazione degli impianti e delle dotazioni private, all’acquisto collettivo di energia e forniture come di alimenti (sul modello dei Gruppi di Acquisto Solidali), alla produzione diretta di ortaggi e frutta. A questo si aggiunga lo scambio di prestazioni gratuite in funzione delle competenze dei membri del gruppo. Se qualcuno sa cambiare una lampadina lo fa per tutti, se qualcuno sa badare ai bambini o agli anziani idem, se qualcuno da ripetizioni di matematica o insegna a ballare o fare il pane, ecc….. La stessa condivisione di mezzi di trasporto, dall’auto alle biciclette consente risparmi economici. Ma lo stesso vale per elettrodomestici, utensili, ecc…

Tutti questi vantaggi, individuati come economici, portano evidenti vantaggi ambientali. Un impianto termico centralizzato inquina meno di un tot di impianti autonomi, un’automobile condivisa inquina meno di un tot di automobili private, autoprodurre ortaggi e frutta risparmia all’ambiente emissioni dovute alla distribuzione commerciale… In altre parole, attivare processi di economia circolare e autogestita avvicina questi nuclei abitativi ai monasteri di un tempo, tendenti all’autosufficienza e al minimo impatto.

Ma i vantaggi più importanti si hanno sulla qualità delle relazioni sociali, che diventano sincere, solide, profonde, prive di conflitti, solidali, collaborative, ricche… portando le persone che vi partecipano a diventare migliori, a tutto vantaggio della società.

Dove sono i Co-Housing?

Una regione molto attiva su questo tema è l’Emilia Romagna, che vanta già molti Co-Housing attivi, tra cui uno di iniziativa pubblica.

Qui le principali iniziative in Italia:
http://www.cohousingintoscana.it/cohousing-in-itali/

In particolare in Toscana esistono alcuni cantieri, di cui uno a Firenze, basato sull’autocostruzione in una forma di partenariato pubblico privato, e uno nel Mugello destinato a 5 nuclei familiari.

Per informazioni e approfondimenti puoi scrivermi o lasciare un commento.

 

p.s.: e.r.g.o. è l’acronimo del mio nuovo essere digitale e significa egidio raimondi green optimizer… quello che faccio lo spiego nelle sezioni del blog e nei prossimi post!

Se non vuoi aspettare e hai qualcosa di urgente di cui chiedermi non esitare a contattarmi scrivendomi a egidio@egidioraimondi.com oppure lascia un commento qui sotto.

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2 Comments

  • laura bruschi
    11/09/2018 at 05:56 — Reply

    Buongiorno sono interessata a questo progetto ..mi chiamo Laura e abito nel forlivese è possibile parlare con qualcuno che sappia indirizzarmi ?

    • Egidio Raimondi
      Egidio Raimondi (Author)
      11/09/2018 at 16:56 — Reply

      Buongiorno, possiamo parlarne noi per cominciare. Mi scriva pure una mail e mi lasci un suo recapito, anche telefonico se preferisce, così facciamo due chiacchiere e mi dice in che termini è interessata al cohousing.
      Attendo. Buona giornata
      Egidio

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