Copenaghen

Una città su due ruote!

Scrivo queste note a tre anni di distanza ma con il ricordo ancora nitido di una città che, nonostante il clima dovuto alla sua latitudine, ha una dimensione talmente a misura d’uomo, ma forse dovrei dire a misura di donna, che ti fa sentire subito a casa.

Appena ci si immette nel flusso urbano si rimane impressionati dalla quantità di bicilette, parcheggiate o in movimento, che caratterizzano veramente lo spazio diventandone il marchio caratteristico. Si tratta senz’altro del mezzo di trasporto principale, intorno al quale ruota tutto il resto della mobilità, dal tram ai battelli, dal treno al taxi… relegando le auto private all’ultimo posto della scala dei valori, individuate più come problema che come soluzione.

Se ne vedono davvero poche, transitare in corsie secondarie (le principali sono per le biciclette), dare sempre la precedenza a pedoni, tram e biciclette, e non sono certo modelli da status-symbol quanto, piuttosto, modesti e datati, ad eccezione di alcune super accessoriate e pesantemente elaborate da stranieri che provengono da mondi al contrario.

L’essere pianeggiante e con una forte presenza di elementi naturali, dalle vaste aree verdi urbane all’elemento acqua, che dal mare scivola in canali e bacini navigabili, rende piacevolissimo pedalare, oltre che sicuro per il fatto che si viaggia su sedi dedicate, molto ampie, compresi ponti esclusivamente ciclopedonali.

Il rapporto con il mare, ma ancora più in generale, con l’acqua è straordinario. Tutti i waterfront della città sono trattati con arredo urbano, servizi, ampi spazi ciclopedonali, verde pubblico, attrezzature per lo sport e il tempo libero, locali commerciali, musei, biblioteche, istituzioni culturali e tutto quanto contribuisce a creare quello che si definisce “effetto città”.

Ci tengo a specificare che non si tratta di un semplice rapporto con il mare ma con l’acqua in senso lato perchè interessa anche i canali, ovviamente navigabili anche con natanti privati, ma soprattutto il grande impiego di fontane, giochi d’acqua e invasi nel progetto dello spazio pubblico, inteso sia come parchi che come piazze.

I danesi sono all’avanguardia nella riflessione sul tema della resilienza delle città ai cambiamenti climatici ed esistono a Copenaghen molti esempi di “rain-gardens”. 

Si tratta di giardini, aiuole, inserti di verde urbano, molto diffusi in città che, opportunamente progettati e realizzati, creano ampie aree di drenaggio e accumulo delle abbondanti quantità di acqua meteorica che, cadendo copiosa in poche ore, viene poi smaltita gradualmente.

Una strategia messa a punto per rispondere ai cambiamenti climatici con tecniche sostenibili e migliorative della qualità dello spazio urbano, prevalentemente pubblico.

Eh già, perchè a quelle latitudini sì che ci sanno fare con lo spazio pubblico! Non c’è piazza, strada, vicolo, banchina, cortile, anche di piccole dimensioni… che non sia curato nei minimi particolari. Dalla pavimentazione all’illuminazione, alle sedute, ai cestini per la raccolta differenziata, al verde, ai giochi per bambini e adulti, alle attrezzature sportive…

Materiali nuovi, spesso riciclati o con forte richiamo alla natura (tronchi d’albero sdraiati su letti di sabbia da usare come panchina o fantastico spazio gioco per i più piccoli).

Soluzioni semplici, razionali, spartane ma durevoli e dalla semplice manutenzione nel tempo.

Soluzioni mirate all’efficienza e all’efficacia come l’ampio spazio di terreno lasciato intorno agli alberi, coperto da griglie metalliche di varia foggia, che ne lascia respirare il tronco e le radici, oltre a captare l’acqua necessaria alla sua vita.

Dettagli come cordoli, dislivelli, raccordi, vani tecnici… risolti con soluzioni smart, belle e poco costose.

E poi tutta l’infrastruttura ciclabile, capillare e prevalente su quella carrabile, ben distinta da essa e ben segnalata, ricca di luoghi di sosta con rastrelliere funzionali, ampia e accessibile anche a mezzi più ingombranti come le cargobike, spesso protetta da cordoli, e regolata da semafori.

Sono arrivati a farne un tratto sopraelevato di una decina di metri, ad andamento sinuoso, che è diventato simbolico tanto da essere riportato sulle guide turistiche!

Altro aspetto che si coglie sin dai primi momenti in città è la quantità di spazi di socializzazione, dove la fanno da padroni i bar e i locali destinati al food.

Anche per esigenze climatiche, di protezione dalle basse temperature, sono tantissimi i mercati, le hall commerciali, i padiglioni vetrati in cui perdersi a tutte le ore, dalla colazione al lunch, dal the all’aperitivo, dalla cena al dopocena. SI va da quelli più fast, ma con i prodotti della tradizione come pesce e formaggi, a quelli più slow in cui fermarsi con un computer portatile, un giornale, un libro o un amico/collega per una riunione informale.

La differenza rispetto alle nostre latitudini è che nessuno ti manda via o ti viene a chiedere se vuoi altro, dopo la prima consumazione. Puoi restare lì un’intera giornata e bere un solo caffè. Per loro è normale così, come del resto in tutta l’Europa centrosettentrionale.

Un altro aspetto che testimonia quanto siano vanzati socialmente, con particolare riferimento alla parità di genere e alle pari opportunità in senso lato, è che nel bagno degli uomini si trova il fasciatoio per cambiare il pannolino ai neonati, esattamente come accade nel bagno delle donne.

E anzi, negli edifici pubblici più recenti non si trova più la distinzione tra servizi igienici per uomini e per donne! In effetti nessuno di noi in casa ha questa distinzione, abbiamo uno o più bagni e basta. Con questa semplicissima scelta è finalmente risolto il problema della scelta del bagno giusto da parte di tutti coloro che sono trans gender, che quindi assumono pari dignità rispetto a uomini e donne. 

Anche la rigenerazione urbana qui è già realtà. Infiniti i contenitori edilizi, una volta magazzini in prossimità delle vie navigabili o opifici produttivi, che sono stati recuperati e destinati a nuova vita, inserendovi le funzioni più disparate, dalla residenza agli uffici, a luoghi di produzione ed esposizione artistica, con una creatività e un coraggio a cui non siamo abituati.

In particolare segnalo la zona degli ex magazzini portuali e il quartiere universitario che ricorda molto quello di Vienna e, soprattutto, rende l’idea di quali e quanti investimenti vengano fatti sulla cultura e sulla formazione. A questo proposito cito una frase emblematica della guida che ci ha portato in giro per la città in bicicletta (consiglio vivamente di rivolgersi a Mike the Bike!) il quale, durante una sosta all’interno dell’edificio storica sede dell’Università disse: “noi non abbiamo risorse e allora la nostra risorsa più importante non può essere che la conoscenza!”

E tutto in tempi ragionevoli che a noi sembrano miracolosi. Pochi anni dalla decisione politica al progetto alla realizzazione, con un numero irrisorio di contenziosi e un efficace controllo dei costi.

Altro fiore all’occhiello è la gestione dei rifiuti solidi urbani, con un termovalorizzatore appena realizzato, e di cui non vi parlo perché ampiamente presente sulla stampa e sul web, con addirittura una pista da sci sul tetto. Il tutto supportato da una raccolta differenziata spinta che separa anche il vetro in base al colore!

Ultima annotazione doverosa è su Christiania, un quartiere nato negli anni Settanta del secolo scorso, totalmente autogovernato dagli abitanti e riconosciuto come tale dalla municipalità. 

Nato quando un gruppo di hippie occupa una cittadella militare dismessa proclamandola Stato Libero di Christiania, è una comunità basata sulla condivisione, l’autodeterminazione e la proprietà collettiva. La fama nel mondo deriva dal fatto che al suo interno è consentita la libera circolazione delle droghe leggere (totalmente bandite quelle pesanti) e vi si trovano tanti negozietti di artigianato locale prevalentemente autoprodotto il loco.

Concludo queste brevi note col ricordo di un popolo sereno che “scorre” come l’acqua, vive all’aria aperta e si tiene in forma muovendosi quotidianamente in bicicletta, con andatura leggera e capelli al vento!

e.r.g.o.

 

 

p.s.: e.r.g.o. è l’acronimo del mio nuovo essere digitale e significa egidio raimondi green optimizer… quello che faccio lo spiego nelle sezioni del blog e nei prossimi post!

Se non vuoi aspettare e hai qualcosa di urgente da chiedermi non esitare a contattarmi scrivendomi a egidio@egidioraimondi.com oppure lascia un commento.

 

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