La botanica di Leonardo

Pensieri sulla mostra al museo di Santa Maria Novella

Qualche giorno fa ho visitato la mostra che Aboca ha dedicato al rapporto con la botanica che ebbe Leonardo da Vinci, nell’ambito delle iniziative per il Cinquecentenario della sua morte.

La mostra dura fino al 15 dicembre prossimo e i curatori sono tre, vere e proprie star nel panorama internazionale.

Il prof. Stefano Mancuso, geniale per aver trovato la giusta chiave comunicativa della neurobiologia vegetale per far passare il suo messaggio: le piante comunicano tra loro, sono sensibili, hanno emozioni e sono la Nazione più grande sul pianeta!

Il prof. Fritjof Capra, fisico quantistico a Berkley che da oltre trent’anni diffonde la necessità di un approccio olistico al mondo, alla vita, dimostrando come tutti gli elementi del mondo siano strettamente connessi tra loro e focalizzando la sua ricerca e i suoi studi proprio su quelle relazioni.

Valentino Mercati, fondatore e presidente di Aboca, un’azienda nel campo della salute e del benessere, ora anche Benefit company, che ha finanziato l’allestimento.

Il tema è affascinante e si dipana non solo nel luogo suggestivo che ospita la mostra ma anche con installazioni in alcune piazze della Città, in cui troviamo i cinque poliedri regolari di Leonardo, a rappresentare i quattro elementi: terra (esaedro), acqua (icosaedro), aria (ottaedro) e fuoco (tetraedro), a cui si aggiunge  il quinto (dodecaedro), sintesi di tutti gli altri … ….la quintessenza.

La mostra indaga il rapporto tra arte e natura, con l’uomo che ha capito che tutto è fortemente interconnesso e che la scienza non può che avere un approccio sistemico e occuparsi non delle singole parti ma del tutto, con particolare attenzione alle relazioni che legano le parti tra loro.

La mostra segue uno sviluppo lineare, mixando sapientemente elementi vegetali reali e immagini virtuali, proiettate su schermi, volte, pareti e pavimento… quest’ultimo ricoperto da un film riflettente che tenta di dare la sensazione di essere circondato dal verde, come a volarci dentro.

Per inciso devo dire che l’effetto è riuscito molto meglio nell’installazione che Mancuso ha fatto alla Triennale di Milano, dove al posto di un film polimerico ha usato veri specchi, il cui potere riflettente è nettamente superiore.

Tornando a Firenze, la cosa che stupisce è la quantità di intuizioni e scoperte che il genio di Vinci aveva già fatto nel Quattrocento, con la semplice osservazione, la spinta indagatrice che lo portava a sezionare qualsiasi cosa per capire come era fatta, la straordinaria abilità nel disegno che gli consentiva di riprodurre quello che osservava e intuiva.

Lo stretto, inscindibile legame, tra arte e natura è ben evidenziato quando si fa notare l’accuratezza con cui Leonardo disegna gli elementi vegetali nei suoi dipinti. Alberi, arbusti, fiori, curati in ogni dettaglio, da renderli adatti ad un trattato di botanica! Così ben fatti da poter essere definiti come “ritratti di piante”. 

Dai traguardi raggiunti da Leonardo nella sua attività di indagine continua, emerge chiaramente quanto fosse propizio e fertile il contesto fiorentino dell’epoca, per farvi attecchire le migliori idee, portate avanti con la realizzazione di opere ormai di rilevamza mondiale.

La fertilità di quel tempo non era solo quella delle menti geniali di molti che frequentavano quei luoghi, ma vi era un humus di base, grazie al quale ogni seme piantato germogliava e cresceva rigoglioso.

In altre parole, l’ambiente influenzava le persone che, a loro volta, miglioravano l’ambiente… in una sorta di processo continuo virtuoso e circolare che oggi potrebbe diventare un modello da analizzare, da cui mediare anche possibili soluzioni per le tematiche contemporanee.

Nella progettazione e gestione dei processi di rinnovo della città, direi anche nella rigenerazione urbana sostenibile, ormai si assiste a progetti e realizzazioni che non tengno più in nessun conto la possibilità e opportunità di avere spazi che stimolano la creatività, che generano emozioni positive, che creano aggregazione e intensificano le relazioni reciproche tra gli individui, in logica multidisciplinare e sistemica. 

Da anni le città hanno pensato solo a standard e indici, trascurando del tutto l’aspetto emotivo ritenuto superfluo e, a volte, fonte di complicazioni e di incremento dei costi.

Progressivamente ed inesorabilmente abbiamo assistito inermi all’impoverimento dei nostri spazi… alla perdita di ricchezza e complessità visiva e percettiva, accompagnata dalla rimozione di ogni punto di riferimento che potesse creare senso di appartenenza e ancorare le persone alla loro identità storica.

Poi il riduzionismo scientifico ha dato il colpo di grazia, rendendo ormai inutilie lo studio delle relazioni tra elementi in natura, e limitandosi a studiare le singole parti, senza occuparsi di relazioni, legami, interazioni… che poi sono gli elementi identitari di una comunità.

Leonardo non lo avrebbe mai fatto!

Tra i poliedri disseminati in città, il più importante è il dodecaedro che, per gli antichi Greci, rappresentava l’intero Universo. È stato installato in Piazza della Signoria con al suo interno un albero di gelso.

Il gelso, una delle piante più importanti per Leonardo che lo rappresenta anche nella sala delle Asse, nel Castello Sforzesco di Milano quando è alla corte di Ludovico il Moro.

Dalla foglia del gelso, il baco produce quel magico filamento che è la seta, di cui Leonardo studia i processi di produzione, che da sempre vedono la vicina Brianza leader indiscussa.

Assumere Leonardo e il suo approccio sistemico come riferimento per il nostro futuro vuol dire ridurre i processi artificiali basati su andamenti lineari, dalla materia prima al rifiuto, e riscoprire i processi naturali, basati sulla circolarità tra la materia prima e il “rifiuto” che diventa di nuovo materia prima o materia seconda per un nuovo processo.

Usare Leonardo come riferimento culturale vuol dire riproporre quella combinazione di pensiero che nel Quattrocento fiorentino portò la corte medicea ad una visione organica che abbracciava le arti, le scienze e le tecnologie, unendo il pensiero neoplatonico e i processi alchemici. Un paradigma che successivamente, nei secoli, è stato smontato ponendo arte, scienza e fede su poli contrapposti e che, finalmente negli ultimi decenni, anche grazie alla fisica quantistica, sta tornando di attualità non più solo tra gli scienziati ma anche nelle comunità sociali.

Ma torniamo a Stefano Mancuso, a mio avviso il più geniale dei tre curatori della mostra, che ha saputo trovare il giusto grimaldello per aprire le coscienze e la mantalità delle persone. E’ riuscito a rendere pop dei temi scientifici di grande complessità, addirittura inventandosi una nuova disciplina: la neurobiologia.

Lui ha il grande merito di aver raccontato come le piante provano emozioni, comunicano tra loro, si aiutano, addirittura si spostano. Sono quindi esseri coscienti attraversati da flussi continui in reti neuronali. Esattamente come ha immaginato l’albero della vita e Pandora il regista James Cameron in Avatar.

Un altro merito di Mancuso è quello di aver dato dei numeri. Semplici numeri in cui ha dimostrato che le piante sono la biomassa più diffusa nel nostro pianeta. Ha addirittura immaginato che queste fossero riunite e organizzate come una Nazione e, nel suo libro “La Nazione delle Piante”, oltre ad aver immaginato che una pianta vada a fare un discorso davanti alla platea dell’Onu, rivendicando i suoi diritti, conclude con un appello, invito, monito…: riempiamo di piante le nostre città. Facciamo le giungle urbane.

Anche qui gli va riconosciuto il grande merito di aver preso un concetto che da anni rappresentava il problema del traffico, del sovrapopolamento, del caos urbano, la giungla d’asfalto, e averlo girato in positivo ridando al termine giungla il suo significato reale: quello di foresta.

E infatti ormai da qualche anno, dopo l’esperimento del grattacielo milanese denominato bosco verticale, si parla di forestazione urbana con una certa assiduità.

Purtroppo, come spesso accade ai fenomeni che hanno grande risalto mediatico, è facile che la fretta di seguire un’onda positiva porti a fare confusione o innescare semplificazioni che rischiano di vanificare il lavoro fatto fin qui o, peggio ancora, di diventare dei boomerang.

Mi spiego meglio con due esempi concreti, che evidenziano due approcci diversi adottati da due città che hanno raccolto l’invito di Mancuso alla forestazione urbana.

La prima è Prato, in cui l’assessore all’urbanistica che, casualmente è un architetto, ha chiamato Mancuso (che rappresenta la forestazione), ha chiamato l’architetto Stefano Boeri (che rappresenta il progetto urbano), ha trovato dei siti in città che si prestassero all’operazione, coinvolgendo cittadini e imprese, e ha partecipato ad un bando europeo aggiudicandosi circa 4 milioni di € per realizzare la giungla urbana.

La seconda è Firenze, il cui assessore all’urbanistica appena insediato è avvocato e i suoi predecessori annoverano altri avvocati, un economista, un maestro di clarinetto, fino ad arrivare a una trentina di anni fa ad un ingegnere, che ha avuto un approccio diverso.

Ha incaricato Mancuso come superconsigliere, ha scelto 19 scuole comunali e gli ha chiesto di realizzarvi pareti verdi! senza preoccuparsi di cercare una relazione con l’efficienza energetica dell’edificio, con il contesto urbano circostante, rinunciando all’opportunità di riqualificarlo, limitandosi al solo effetto mediatico che avranno le pareti verdi, una volta realizzate.

Dimenticando che dopo la massiccia azione di rinnovo delle alberature avviata negli ultimi anni, a Firenze c’è bisogno di ombra al suolo, visto che pur avendo piantato molti più alberi di quelli abbattuti, ci vorranno ancora anni per avere le chiome di diemnsioni tali da poter ombreggiare con i conseguenti effetti benefici.

Concludo con un semplice invito, anche dopo ulteriori approfondimenti che vorrete fare sui due esempi qui accennati: trovate le differenze!

Intanto buona forestazione a tutti.

e.r.g.o.

 

 

p.s.: e.r.g.o. è l’acronimo del mio nuovo essere digitale e significa egidio raimondi green optimizer… quello che faccio lo spiego nelle sezioni del blog e nei prossimi post!

Se non vuoi aspettare e hai qualcosa di urgente da chiedermi non esitare a contattarmi scrivendomi a egidio@egidioraimondi.com oppure lascia un commento.

 

 

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