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    Consulenza

    L’orto va in città

    E.R.G.O.By E.R.G.O.17 Dicembre 2017Updated:19 Maggio 20256 Mins Read
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    Nuove forme di agricoltura urbana per un futuro migliore

    Il fenomeno della migrazione della popolazione dalla campagna verso la città è un trend che ha visto alti e bassi ma, attualmente, oltre il 50% della popolazione mondiale vive in contesti urbani. Si è trattato di una vera e propria fuga dalle zone rurali, iniziata con la prima rivoluzione industriale alla fine del Settecento del secolo scorso, e proseguita costantemente senza mai arrestarsi.

    Il boom della fuga in città noi italiani lo abbiamo vissuto nel secondo Dopoguerra, quando il boom economico generato dalla ricostruzione postbellica ha attirato i contadini, soprattutto dal Sud del Paese, nelle città del Nord. Il contadino con “la scarpa grossa e il cervello fino” ha visto nel lavoro in fabbrica la possibilità di riscatto sociale attraverso la disponibilità di un salario fisso con cui accedere al mondo dei consumi, per comprarsi la lavatrice, la radio, il televisore, l’automobile…

    Dopo un primo benessere tangibile però, ci siamo accorti che in città nulla è gratis: il cibo, la legna per scaldarsi, persino l’acqua… tutto va pagato in denaro e quindi occorre lavorare sempre di più per guadagnare più denaro da spendere per soddisfare bisogni primari ma, soprattutto, indotti dal sistema, in una perenne corsa quotidiana… il più delle volte fine a se stessa. Tanti criceti che girano per far girare la ruota che non va da nessuna parte, imperniata com’è sul suo asse!

    Tanti beni primari che, soltanto una generazione fa, erano disponibili in quantità sufficiente, e per di più gratis perchè autoprodotti o frutto di scambi virtuosi con gli altri, oggi vanno comprati. L’esempio del settore agro-alimentare è lampante: i miei nonni non solo facevano il pane, ma usavano farine integrali ottenute dalla molitura di grano coltivato da loro. Bevevano vino fatto da loro spremendo uve che coltivavano. Conservavano in inverno i prodotti della terra come zucche, patate, granturco, cereali, legumi, oltre a tutte le conserve come salsa di pomodoro, sottaceti e sottili, e quelli ricavati dalla macellazione del maiale come salami, prosciutti, strutto, carne in gelatina, lardo, pancetta… Ovviamente il maiale era allevato da loro e mangiava mais, crusca (ottenuta dalla lavorazione del grano prima della molitura,) frutta e verdura non adatta alla tavola, scarti della tavola. Nessun mangime sintetico o additivato, nè tanto meno ottenuto da farine animali e altre schifezze. Il rifiuto dell’uomo era cibo per il maiale che, a sua volta, diventava cibo per l’uomo.

    E poi c’erano gli animali da cortile come le galline che razzolavano libere e producevano uova quotidianamente, i conigli, le capre e le pecore per il latte…

    Tutti i cicli erano chiusi! Si producevano meno rifiuti solidi urbani, anche perchè non c’erano imballaggi e si faceva la spesa con le borse di stoffa e le bottiglie di vetro, vuoto a rendere!

    Ma soprattutto questo modello era di tutti. Ogni famiglia produceva quello di cui aveva bisogno e un piccolo surplus che scambiava con altri per avere cose che non produceva. Era un’economia senza sprechi, a costi bassissimi, che produceva prodotti di altissima qualità organolettiche e nutritive.

    E qui veniamo al punto. Una ricerca dell’Università di Pisa ha dimostrato che i gli ortaggi che compriamo nella grande distribuzione hanno un contenuto di proteine e sali minerali fino al 70% inferiore rispetto agli stessi prodotti appena raccolti nell’orto. Praticamente compriamo, e mangiamo, acqua e fibra!! Lasciando perdere ogni ragionamento su pesticidi, fertilizzanti, diserbanti, brillantanti e altre schifezze che ci causano patologie gravissime, anche tumorali.

    Ergo, la possibilità di avere un orto, anche piccolo, in cui poter coltivare ortaggi da mettere in tavola, per noi e i nostri figli, vuol dire mangiare cose più buone risparmiando denaro e migliorando la nostra salute.

    L’amico Andrea Battiata, agronomo e consigliere della Società Toscana di Orticultura, parla di cibo Nutraceutico che, come si capisce dal termine derivato dalla fusione di nutrizione e farmaceutica, indica alimenti dotati di una valenza terapeutica. Cibo che cura, che previene disturbi o malattie, consentendo un minor ricorso alle medicine, con tutti i loro “effetti collaterali” riportati su chilometrici bugiardini.

    Ma come si fa ad avere un orto oggi? E soprattutto dove lo troviamo lo spazio nei nostri appartamenti e nelle nostre città?  E il tempo per coltivarlo?

    E qui Andrea Battiata ha superato se stesso, studiando, sperimentando e mettendo a punto l’Orto Bioattivo. Un orto che trae ispirazione da quel grande ecosistema che nessuno coltiva ma cresce rigoglioso e funziona perfettamente da milioni di anni senza l’intervento dell’uomo: il bosco.

    L’ Orto Bioattivo utilizza un terreno arricchito con sabbie vulcaniche e cippato compostato che, per la sua maggiore fertilità, può essere piantumato in modo più fitto, con un più efficiente  sfruttamento dello spazio a disposizione.

    Durante la coltivazione vengono utilizzati compost e attivatori di cariche batteriche, funghi micorrizici, microorganismi effettivi che agiscono sulle foglie preservandole dalle malattie, sostanze fermentate, percolato di lombrichi e fertilizzante ottenuto dal compostaggio in situ delle foglie e degli scarti dell’orto stesso.

    Quali sono i vantaggi di questo particolare e innovativo orto?

    • Innanzitutto, avendo bisogno di una minore quantità di terreno rispetto all’orto convenzionale (perchè più fertile) occupa poco spazio, può essere realizzato in cassetta e quindi rialzato e più comodo, ha un peso contenuto e quindi adatto anche ai terrazzi. In una parola: è adatto alla città e ai suoi spazi.
    • Non richiede competenze specialistiche e richiede poco tempo per la cura, non si zappa nè si vanga nè si rivolta o compatta il terreno. Quindi è adatto ai nostri ritmi frenetici in città.
    • Il terreno coperto dalla pacciamatura conserva l’acqua e quindi si innaffia meno volte e con meno acqua.
    • Produce fino a 5/10 volte più di un orto convenzionale e quindi basta poco spazio per avere ortaggi freschi tutti i giorni.
    • Si rigenera da solo e produce i microorganismi “buoni” senza bisogno di aggiungere concimi a base di nitrati e fosfati di origine sintetica, nè antiparassitari.
    • Si produce cibo dalle elevatissime proprietà organolettiche e ricco di sali minerali e proteine, con alto valore nutraceutico, orientando la nostra alimentazione verso un maggior consumo di vegetali.

    Se dopo aver letto queste mie brevi note vi ho convinto, o almeno incuriosito, potete visitare il sito di Andrea Battiata www.ortobioattivo.com e guardare i suoi video su Youtube. Di sicuro lui vi convincerà! Con me ci è riuscito e io dal giugno scorso ho il mio orto bioattivo.

    Buon appetito!

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