Autore: E.R.G.O.

Tutto quello che occorre sapere per fare la scelta giusta Ogni giorno di più si sente parlare di edilizia in legno ma, leggendo gli articoli o ascoltando i discorsi della gente, si percepiscono una serie di “equivoci” e malintesi su cui occorre fare chiarezza. Innanzitutto stupisce non poco il fatto che spesso, anche i telegiornali nazionali, parlino di “casette” di legno. Forse vittime di quella che io chiamo la sindrome dei tre porcellini, in cui il lupo distruggeva con un soffio la casa di legno dei poveri malcapitati, che si salvava solo costruendo una casa di mattoni! Purtroppo, sotto sotto, negli italiani è ancora forte la convinzione che in mattoni (o in cemento armato) sia meglio. Sappiamo bene che non è cosi, o almeno non in assoluto. Lo spiegherò più avanti.Altro falso mito da sfatare è che “le case di legno costano poco”. Su questo faccio subito chiarezza. Se io paragono una casa in legno…

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Con qualche anno di ritardo rispetto all’Europa centro-settentrionale questa tipologia di impianti di riscaldamento comincia ad essere diffusa anche alle nostre latitudini, ma spesso presenta alcuni problemi dovuti anche alla scarsa conoscenza da parte dell’utenza. Con questo articolo cercherò di colmare la lacuna. Partiamo da alcuni concetti base di fisica tecnica. La trasmissione del calore avviene sempre dal corpo più caldo a quello più freddo e secondo tre modalità: conduzione, convezione, irraggiamento (lontano ricordo del liceo scientifico o di alcune facoltà universitarie). Nel caso di un impianto di riscaldamento il corpo più caldo è il corpo scaldante in ambiente (il termosifone per capirci) e il corpo più freddo è l’aria ambiente. Lo scambio avviene fino a quando si raggiunge un equilibrio tra le temperature dei due corpi o, nel caso del riscaldamento domestico, quando si raggiunge la temperatura impostata sul termostato (generalmente 20°C). Nello scambio coesistono tutte e tre le modalità di trasmissione del calore ma, a seconda del tipo di…

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Negli ultimi anni, anche in Italia si stanno affacciando esperienze di condivisione di idee, esperienze, competenze, risorse, spazi… di lavoro e di vita. In epoca di sharing-economy, termini come Car-Sharing, Car-Pooling, Co-Marketing, Co-Working, Co-Housing sono diventati familiari, soprattutto nelle nostre città, accentuati anche dalla necessità di fare squadra e darsi una mano reciprocamente per far fronte alla difficoltà generate dalla difficile congiuntura economica. Ma si tratta di un fenomeno che affonda radici nel sociale, nel bisogno di relazioni interpersonali di qualità dopo decenni di politiche volte ad esaltare l’autonomia e l’indipendenza come valori premianti rispetto a quello della condivisione e dello scambio, basato sul dono reciproco. Per quello che riguarda le politiche abitative, le amministrazioni locali e gli attori economici hanno prodotto un mercato fatto di villette a schiera con “ingresso indipendente”, “termosingolo”, “giardino privato”, ecc… che, sull’onda della politiche pavillonaire francese ha generato vere e proprie “marmellate” di edilizia…

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Da qualche tempo, sempre di più, si sente parlare di costruzioni “a secco”. Se ne parla non solo tra i professionisti delle costruzioni ma anche tra i non addetti ai lavori, nei contesti generalisti tra i più vari. Per sistemi costruttivi a secco si intendono tutte quelle tecnologie che prevedono l’assemblaggio di componenti, strutturali e non, realizzato mediante giunzioni di tipo meccanico (viti, chiodi, incastri, perni, saldature, bulloni ecc…) senza l’impiego di materiali “bagnati”, come getti, impasti, malte o altro che necessiti di un periodo di essiccazione, presa e maturazione. I fissaggi a secco sono, nella maggior parte dei casi, reversibili. Cioè prevedono che uno stesso giunto tra due componenti possa essere realizzato e rimosso più volte. Tipicamente una connessione realizzata tramite viti può essere svitata e riavvitata per un certo numero di volte consecutive. I sistemi a secco, generalmente, prevedono l’impiego di materiali leggeri e di dimensioni e forme…

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Ristrutturazione di attico in centro storico, con parquet bioecologico certificato FSC, vernici e impregnanti a base di terpene di agrumi, calce, ossidi, terre, caseina e altri leganti naturali derivati da uova e pesce, calci idrauliche, pigmenti naturali. Impianto radiante a pavimento e parete, illuminazione con lampade a led e fluorescenti, materiali traspiranti, isolamenti in lana di pecora e fibra di legno.150 mq con 75 mq di terrazzi, al terzo e ultimo piano di edificio storico a pochi metri dal Duomo. Quando si interviene su un edificio antico, in centro storico, che non ha subito grandi trasformazioni e “ammodernamenti”, è più facile raggiungere buoni livelli di qualità ecologica. Ad esempio, una volta rimossi gli strati di pittura acrilica dalle pareti interne, abbiamo ritrovato il vecchio intonaco a calce in ottimo stato di conservazione, con tutte le sue caratteristiche di traspirabilità e igroscopicità. E’ bastato applicarvi sopra uno strato di finitura in…

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Quando le persone, l’ambiente naturale e l’ambiente costruito sono in equilibrio. Quest’estate sono stato a Stoccolma, terza tappa di un viaggio tra le città nordiche che vantano altissimi standard in materia di sostenibilità, e ti racconto le mie impressioni di viaggiatore con gli “occhi verdi”. La prima impressione che si ha arrivando è la totale mancanza di stress tra la gente. Non si vedono scene isteriche nel traffico, non si sentono schiamazzi e urla di giovani in branco, non si viene assaliti da mendicanti e venditori abusivi, non si ricevono spintoni sui mezzi pubblici, non cè calca nei musei, nelle biglietterie, nelle stazioni, ecc… Conseguenza o causa di tutto ciò, la perfetta efficienza del trasporto pubblico urbano, con una rete estesissima di bus puntualissimi, puliti e nuovi, alimentati da biodiesel, che si integra con una metropolitana che ha le stesse caratteristiche e una rete di traghetti tipo Venezia ma … senza le fumate nere di nafta…

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Così cantava Sergio Endrigo quando io ero bambino, in quella che forse fu la prima canzone a contenuto ecologico. Il tavolo FIORE nasce a Firenze, l’antica Fiorenza, e ne ripercorre lo spirito ponendosi come una sorta di “fratina 2.0”. Minimalista e “francescano” nella forma, ricco nel materiale e nel saper fare umano. Due assi di legno massello, ricavate da un tronco di castagno tagliato nelle foreste casentinesi 34 anni fa, sapientemente trattate nella superficie con finitura a cera, senza vernici né alcun trattamento sintetico. Come giunzioni solo incastri a coda di rondine “reversibili”. Niente colle, nessuna vite né “ferramenta”, per un montaggio e uno smontaggio da fare in pochi minuti… per chiunque! La funzionalità delle cose archetipe, adatto come tavolo da pasto o da lavoro, con tre cassetti “a pozzetto”, accessibili mediante il semplice scorrimento del piano, da utilizzare come contenitori, spazio attrezzabile per apparecchiatura e servizio, semplice estensione del piano mediante l’inserimento di un ulteriore asse. Assoluto equilibrio…

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